Rovaiolo Vecchio, il paese abbandonato in fretta e furia per paura della frana

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Lungo la «Via del Sale», dove l’Oltrepò pavese confina con l’Emila, c’è un paese sospeso nel tempo. Nonostante gli anni, l’incuria e diversi saccheggi, case, stalle e recinti sono così come erano quasi 50 anni fa, quando Rovaiolo Vecchio, frazione del Comune di Brallo di Pregola, estremità sud della Provincia di Pavia, venne abbandonato dai suoi abitanti per paura di una frana che minacciava di staccarsi dal monte Lésima. La frana, però, non cadde e quel villaggio contadino, abbandonato in fretta e furia, si è trasformato in un vero e proprio borgo fantasma. Le case sono pressoché intatte. Sia fuori,che dentro, tanto che il sindaco, Bruno Tagliani, parla di un vero e proprio «museo a cielo aperto».

LA VIA DEL SALE – Rovaiolo non è raggiungibile in auto, ma soltanto a piedi o in bici. Oppure a cavallo. Era una posizione strategica, un tempo, la sua. Crocevia per pellegrini, mercanti e spalloni lungo la «Via del Sale», un intreccio di sentieri che collegavano la pianura Padana al litorale ligure: prima giù verso i porti della costa per vendere lana e armi e poi su, verso casa, con il prezioso carico di «oro bianco», indispensabile per la conservazione degli alimenti. Rovaiolo, per chi arrivava da Pavia o Milano, era un passaggio quasi obbligato. Il sentiero iniziava a Varzi e terminava a Recco, o Genova. Rovaiolo non aveva locande per la notte, ma qui i viaggiatori si fermavano per mangiare e bere prima dello strappo finale. Oggi, l’unica cosa che testimonia questo passato è un pugno di abitazioni contadine, abbandonate per paura e dimenticate in un angolo della valle.

LA FUGA – Nel 1960 la Prefettura, dopo avere registrato alcuni movimenti sospetti della montagna, diede l’ordine di sgombero. I contadini non si fecero pregare e nel giro di poche ore, incentivati anche da sostanziosi aiuti pubblici, si trasferirono a Rovaiolo Nuova, sull’altra sponda del fiume Avegnone, uno degli affluenti del Trebbia. Ironia della sorte, un frana cadde proprio lì. Ma non fece danni, e siccome tutti gli sfollati avevano trovato una sistemazione, nessuno tornò nella parte vecchia.

TUTTO COM’ERA – Oggi Rovaiolo Vecchio conta una mezza dozzina di case in pietra arroccate a 500 metri sul livello del mare. Ci sono anche un vecchio forno, una fontana con abbeveratoio, una recinto per i maiali e le stalle. «Sono un’eccezionale testimonianza di architettura spontanea del mondo rurale – prosegue il sindaco, presidente anche della Comunità montana – ed è ancora più eccezionale averle qua, sotto i nostri occhi, intere e tangibili». Peccato però che anno dopo anno il degrado e l’umidità si stiano mangiando quel che resta dei vecchi solai in legno. Al netto di ragnatele, detriti e ruberie, entrando negli alloggi si ha comunque la sensazione che l’inquilino sia ancora lì: su tavoli ci sono posate, pentole e piatti. E poi scarpe, setacci e corde abbandonate per terra.

I PROGETTI – Istantanee di vita contadina. Che il sindaco intende salvare dal degrado. Da qualche anno a questa parte nella valle si discute sempre più di frequente del recupero. Tuttavia, salvo qualche intervento sporadico finanziato da Roma, un progetto completo non è mai stato predisposto. Il problema, a quanto pare, è la frammentazione della proprietà, divisa in una cinquantina di famiglie, eredi dei contadini fuggiti dalla frana. Metterle tutte d’accordo è un’impresa complicata, ma il primo cittadino ci vuole credere: il suo sogno è trasformare un borgo fantasma in un villaggio abitato da artisti e poeti.

fonte, Corriere della Sera

Source : http://www.zope.it/rovaiolo-vecchio-il-paese-abbandonato-in-fretta-e-furia-per-paura-della-frana.html