Maxi furto in gioielleria attraverso un buco dal pavimento: sgominata la banda

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Non erano riusciti a trovare il modo di eludere un allarme e quindi, per compiere ugualmente la rapina, hanno architettato un piano ingegnoso e calcolato al millimetro: scavare una buca nel soffitto di una cantina sottostante a una gioielleria, nel punto esatto alle spalle della cassa (e dei cassetti pieni di preziosi), per poi rovesciare i cassetti da giù, con un manico di scopa, e razziare tutto senza far scattare l’allarme del negozio.

In un’altra occasione, invece, erano riusciti a disinnescare l’allarme di uno show room e quindi hanno agito indisturbati all’interno. Una banda meticolosa, che operava in modo “professionale” e vantava, tra i suoi componenti, un vero specialista in chiavi, grimaldelli e sistemi d’allarme. Ma la polizia l’ha comunque incastratata, tenendo d’occhio i malviventi nei numerosi sopralluoghi in vista di altri colpi, per poi arrestarne tre (che rispondono di furto con associazione a delinquere) ed essere già sulle tracce di altri, per il momento sfuggiti alla cattura.

Video: la rapina alla gioielleria e gli arrestati

Il foro millimetrico e i primi due identificati

La prima rapina è avvenuta nella notte tra il 2 e il 3 ottobre 2017 alla gioielleria Meraviglie d’Oro di via Paolo Sarpi 30. La banda, qualche giorno prima, aveva “preso possesso” di una cantina dello stabile di via Messina 2 e aveva praticato il foro con precisione millimetrica. La sera del 2 ottobre, intorno alle nove e un quarto, i quattro malviventi si sono recati nella cantina e, attraverso il foro ormai aperto, agendo con un manico di scopa hanno fatto leva per aprire i cassetti in prossimità del bancone, per poi rovesciarli e (utilizzando sempre il manico, ma a mo’ di rastrello) recuperare tutti i gioielli all’interno. 

Il furto ha fruttato un bottino del valore di 40-45 mila euro. I malviventi si sono allontanati dalla cantina verso le quattro di notte, raggiungendo le due automobili precedentemente parcheggiate nel quartiere di China Town: una Lancia Delta a noleggio e una Smart intestata a un prestanome ma di fatto in uso ad Antonio Formato, 52 anni, primo membro della banda individuato dagli agenti della squadra mobile coordinati da Lorenzo Bucossi.

Con Formato gli agenti hanno quasi subito individuato anche un altro membro della banda, il serbo Sladan Stojanovic di 30 anni, “pizzicato” insieme a Formato in un controllo stradale alla Smart e riconosciuto perché ripreso dalle telecamere di sorveglianza di via Paolo Sarpi nella serata del 2 ottobre, mentre camminava verso la gioielleria con un manico di scopa in mano: lo stesso che poi si vede nel filmato di sorveglianza del negozio, manovrato dalla cantina per aprire e rovesciare i cassetti.

L’allarme disinnescato allo showroom

Un passo indietro, però. Perché dopo il furto in gioielleria, la banda ne ha compiuto un altro, stavolta tra il 13 e il 14 dicembre del 2017, allo showroom Romanelli di via Ostiglia 8, zona Argonne-Corsica. Questa volta non è stato necessario praticare fori o architettare altri ingegnosi sistemi, perché l’esperto di grimaldelli e allarmi della banda, il 66enne Walter Bonafini di Arluno, era riuscito a trovare il sistema per eludere l’allarme del magazzino di abbigliamento. 

Al furto non ha partecipato Formato, c’erano invece Stojanovic (alla guida della Delta a noleggio, che si nota anche nei paraggi di via Ostiglia), Bonafini e altri quattro. Indisturbati dopo avere disinnescato l’allarme, i malviventi hanno fatto razzia di capi d’abbigliamento per un valore di circa 120 mila euro.

Individuato anche l’esperto di grimaldelli

Incrociando i filmati delle zone dei due furti con i dati delle targhe, e poi con le intercettazioni e i tabulati telefonici, gli agenti della mobile hanno identificato prima Formato, poi Stojanovic e infine Bonafini, visto insieme agli altri due mentre facevano tutti insieme un sopralluogo in via Meda. Gli investigatori hanno “visto da lontano” numerosi sopralluoghi della banda, che come si diceva e come è dimostrato dal colpo in gioielleria studiavano ogni minimo dettaglio come veri professionisti.

A gennaio del 2018, i tre sono stati sorpresi durante l’ennesimo sopralluogo, stavolta in un palazzo di via Borgonuovo, zona Brera-Quadrilatero. Gli agenti li hanno bloccati perché non era chiaro se si trattasse soltanto di un sopralluogo o di vera e propria azione. E nei cellulari sequestrati sono state trovate le fotografie degli scatoloni rubati presso Romanelli, nonché immagini di serrature e sistemi d’allarme che evidentemente servivano a Bonafini per studiarle e, nel suo laboratorio di Arluno, trovare il sistema di aprirle (le serrature) ed eluderli (gli allarmi).

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