Pensioni, Salvini promette: a 64 anni è troppo, al masimo a 62

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Pensioni, Salvini promette: “A 62 anni con quota 100” – di Adolfo Spezzaferro

A poche settimane dalla manovra, il vicepremier Matteo Salvini promette la tanto annunciata rivoluzione giallo-verde sulle pensioni.

L’annuncio arriva in serata quando, ospite di Bruno Vespa a Porta a Porta, il ministro dell’Interno parla di “inizio dello smontaggio della Fornero” a partire già dal 2018 e, soprattutto, della sua ricetta previdenziale: in pensione a 62 anni con 38 anni di contributi.

“Quota 100 con 64 anni? No – ha smentito seccamente Salvini nel corso del programma -, è assolutamente troppo alto, io ho chiesto al massimo 62“.

Un obiettivo ambizioso, sul quale il vicepremier spiega di voler iniziare a lavorare già dalla fine dell’anno insieme a flat tax,reddito di cittadinanza e pace fiscale.

Le pensioni però hanno la priorità. Perché – ha ripetuto più volte il vicepremier – “dobbiamo dare subito un segnale“.

Anche perché la riforma del sistema previdenziale è uno dei cardini del programma elettorale (e non si può puntare solo sull’immigrazione).

L’annuncio di Salvini arriva non a caso nella giornata in cui si è tenuto il secondo incontro della Lega sulle misure che andranno nella legge di Stabilità.

Riunione durata circa due ore e definita dal Carroccio “positiva e costruttiva. Va avanti – sottolineavano i leghisti – la manovra del cambiamento che vuole dare, nel rispetto delle regole, numeri e tempi certi nell’arco dei prossimi 5 anni.

Le priorità: diritto alla pensione e lavoro per centinaia di migliaia di persone, chiusura con Equitalia, flat tax e pace fiscale“.

Pensioni e pace fiscale

Sulla pace fiscale, intanto, è intervenuto ancora il vecepremier: “E’ per quelli che hanno fatto la dichiarazione dei redditi, per chi è in contenzioso con Equitalia – ha specifica il titolare del Viminale a Porta a Porta -.

Non è un regalo, è gente che è disperata che pagherebbe il 10% del dovuto, gente che per riavere un conto corrente, correrebbe a pagare“. Così facendo, assicura, “si possono incassare più di 20 miliardi di euro“.

La copertura della flat tax, invece, si dovrebbe ottenere dal riordino dell’attuale caos di agevolazioni e sconti fiscali.

E’ questo l’obiettivo del ministro dell’Economia, Giovanni Tria. E in questa ottica va inquadrato anche il taglio dell’Irpef che, ha precisato il titolare del Tesoro, “deve essere un’operazione graduale”. Fonte: Il primato nazionale

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